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domenica 4 dicembre 2011

Il dialogo interiore: comunicare positivamente con voi stessi

Con chi comunichi più spesso? Il tuo migliore amico o nemico sei tu? Quello che ti dici e come te lo dici, influenza il tuo modo di vedere il mondo in modo determinante. Una qualsiasi persona ingombrante, persino un amico o un parente stretto che vi influenza negativamente può essere in qualche modo allontanato decidendolo ma da te stesso non fuggirai mai. Prima lo capisci e lo volgi a tuo favore, meglio è. Purtroppo le statistiche sono impietose: uno studio internazionale rivela che il 95% della popolazione mondiale stabilisce una “comunicazione interiore negativa”!!!

Se per un momento interrompi quello che stai facendo e semplicemente ascolti ciò che ti accade dentro, scoprirai che per la maggior parte del tempo è in corso un dialogo interiore con te stesso. “Devo andare a correre, oppure ci vado domani?…" "cosa preparo per cena?…." "dai, concentrati su questo, è importante…" "mi chiedo se Carlo mi telefonerà...” e così via. Creiamo la nostra realtà dialogando con noi stessi sul nostro mondo, su ciò che percepiamo, e su ciò che crediamo stia succedendo. Questa non è necessariamente una cosa negativa, anzi, perché ci aiuta a restare con i piedi per terra ed a relazionarci con le altre persone ed in generale con il mondo. Diventa un problema se questo dialogo interno ci condiziona negativamente. Se invece impari a relazionarti con te stesso in maniera positiva e costruttiva, tutto intorno a te migliorerà, vivrai una vita più serena e potrai raggiungere risultati molto maggiori.
Come sempre, eccomi con qualche consiglio pratico su come migliorare il tuo dialogo interiore?
  1. Il miglior coach sei tu. Impara ad essere il tuo bravo allenatore. Puoi avere un coach che ti sostiene, che ti incoraggia, che ti stimola verso obiettivi sfidanti ma non impossibili. Lo sport è una magnifica metafora della vita. In qualsiasi sport, l’allenatore ha un ruolo cruciale e, a parità di componenti della squadra, può determinare il raggiungimento di traguardi importanti o, al contrario, far cadere la squadra in basso. Questo perché l’allenatore non determina solo gli allenamenti fisici ma soprattutto lo stato mentale del gruppo e dei singoli. Sempre più gli allenatori moderni, sono quelli che sanno motivare e comunicare con la propria squadra e sempre meno dei semplici tecnici. Sii un bravo coach di te stesso.
  2. Non darti addosso. Da quando siamo piccoli siamo abituati a sentirci ripetere “no”. Studi rivelano che fino a 8 anni sentiamo ripeterci più di 100.000 volte la parola “no”. Il nostro cervello è assuefatto dalla comunicazione negativa, così siamo molto bravi a capire e ripeterci quello che “non vogliamo” e meno quello che desideriamo. Il nostro cervello si focalizza così su frasi “non voglio essere grasso” piuttosto che su “voglio essere magro”, oppure “non voglio fallire” piuttosto di “voglio eccellere”. Il nostro subconscio, però, è molto diretto e prende una scorciatoia. Così se io vi dico “non pensate al giallo”, voi immaginerete con la vostra mente proprio il colore giallo, oppure “non pensate ad una mela”, voi penserete proprio ad una mela. Quando ve ne rendete conto è troppo tardi, e lo stesso accade con frasi come “non voglio sbagliare” e penserete proprio a come sbagliare. Per questo gli atleti sanno bene che devono immaginarsi e prefigurarsi la vittoria per accedere ad una prestazione migliore. Al contrario, quando vi “preoccupate” molto, l’unico effetto che raggiungete è accrescere il vostro stato di ansia, piuttosto che imparare ad affrontare la causa del problema. Quindi parlatevi con parole e concetti positivi, costruttivi e rassicuranti.
  3. Convertite i pensieri tossici in pensieri funzionali. I primi, sono pensieri che ci portano ad avere reazioni emotive esageratamente negative in rapporto a una data situazione. Si tratta di pensieri irrazionali sono essenzialmente queste: descrivono in modo non realistico gli eventi distorcendoli, sono pensieri esagerati e assolutistici, non aiutano a raggiungere i propri scopi e portano a reazioni emotive eccessivamente intense e prolungate. I pensieri funzionali comportano invece una visione più realistica e spesso positiva della realtà, che ridimensiona l’impatto emotivo di certi eventi e facilita il conseguimento degli scopi. L’obiettivo è quello di favorire una modalità di pensiero più “funzionale” che ci permetta di gestire situazioni problematiche più efficacemente. Il pensiero funzionale non implica il rifiuto di tutti gli aspetti negativi di se stessi e della vita, ma una valutazione che sia meno rigida, più disposta a tenere conto di possibili alternative e più utile per raggiungere i propri obiettivi. Uno dei modi per imparare a confutare i pensieri irrazionali è di scriverli e farsi domande quali ad es.: “Che prove ci sono dell’esistenza di quello che mi sta accadendo?” oppure “Quanto è probabile che si verifichi davvero?”.
Dovete sapere che il dialogo interno è il principale motore delle vostre emozioni e della vostra autostima. Lavorare bene sulla vostra comunicazione interiore vi darà grandi benefici su entrambe.
E se ancora non siete pienamente convinti della necessità di sviluppare un buon dialogo interno, vi racconto l’ultima legge universale. Comunicare bene  con se stessi vi farà migliorare molto il comunicare con gli altri. Più vi piacete, più ritroverete riscontri positivi negli altri; più rispetterete voi stessi e più vi tratterete bene, meglio riuscirete ad interagire con gli altri. Cosa aspettate a diventare il vostro miglior amico?!
Alcuni link utili:
Essere veramente libero: la PNL e la comunicazione

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